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Nel 2007 la European Society of Hypertension (ESH) e la European Society of Cardiology (ESC) hanno presentato le nuove linee guida europee sull’ipertensione arteriosa, stabilendo che sono da considerarsi normali valori di pressione arteriosa compresi tra 120-130 mm Hg per la massima (sistolica) e tra 70-80 per la minima (diastolica). Si parla, invece, di ipertensione quando la pressione sistolica è superiore a 140 mm Hg e quella diastolica superiore a 90 mm Hg.
Gli esperti hanno ribadito come l’ipertensione rappresenti uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare e che la probabilità di andare incontro a eventi a carico dei principali organi bersaglio (cuore, vasi, cervello, rene) dipende non solo dai valori assoluti di pressione arteriosa, ma anche dalla loro eventuale associazione con altri fattori di rischio (quali ipercolesterolemia, fumo, ecc). Il trattamento dell’ipertensione non deve quindi basarsi soltanto sui valori pressori registrati, ma anche sulla quantificazione del rischio cardiovascolare globale del singolo paziente, stabilito tenendo conto dell’età, del sesso, della presenza di altre patologie (come il diabete), di eventi cardiovascolari pregressi e di altri fattori di rischio associati.
Anche i sintomi dell’ipertensione possono essere legati esclusivamente all’elevato regime pressorio (cefalea, ronzii alle orecchie, tensione dolorosa alla nuca al risveglio) oppure risultare più complessi, nel caso in cui siano presenti lesioni cardiache o a carico di altri organi. Va sottolineato, infine, che l’ipertensione non determina sempre disturbi riconoscibili dal paziente e che possano metterlo in allarme.
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