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Focus
Etica e informazione nel mondo della salute
Margherita De Bac, giornalista del Corriere della Sera, affronta nel suo contributo l’evoluzione dei media nel settore della salute e il modo in cui sta cambiando il rapporto tra il bisogno di informazione del pubblico e la speranza di nuove cure da parte dei pazienti.
 
Il giornalismo scritto, su carta, è un mestiere al tramonto. È probabile, se non scontato come prevedono gli editori americani, che nel giro di qualche anno i quotidiani venduti in edicola non esisteranno più, scalzati dalle testate on line, dai nuovi media, da strumenti di informazione sempre più tecnologici. E così anche il
giornalismo medico scientifico scomparirà e dovrà essere reimpostato.
Proprio in una fase in cui era diventato “adulto” ed aveva raggiunto un buon grado di maturazione. Malgrado le critiche che si attirano (tendenza al sensazionalismo, mania per lo scoop facile, poco rispetto dei lettori-pazienti nel diffondere notizie falsamente miracolistiche) ritengo che il livello dei giornalisti italiani che si occupano di questi argomenti non condizionata dove attingere informazioni ed in base alle quali eventualmente effettuare scelte terapeutiche. Ecco perché dovrebbe essere un obbligo morale per chi mette la propria firma in fondo ad un articolo non farsi prendere la mano da facili entusiasmi, riportare in modo imparziale i fatti e verificare col massimo scrupolo possibile.
Il rischio è che con la scomparsa dei giornali l’informazione scientifica scada di qualità e perda affidabilità. Forse per il consumatore di notizie ci saranno meno garanzie. Il passaggio all’elettronica ha dei vantaggi (immediatezza, continuo aggiornamento di quando va in rete) ma anche molti svantaggi determinati da meccanismi diversi, imposti dal nuovo mezzo di comunicazione. Meno spazio alle inchieste, ai servizi speciali, all’accuratezza. Meno filtri e selezione. Un fenomeno pericoloso perché può sia molto migliorato, soprattutto rispetto ad altri Paesi dove la dipendenza della categoria da pressioni di vario genere è un fenomeno più evidente. Attualmente le maggiori testate posseggono uno o più specialisti, capaci di trattare temi così delicati e complicati con serietà ed autorevolezza anche se è naturale che di tanto in tanto ci siano degli scivoloni. Annunci di scoperte che poi si rivelano inesistenti, titoli non sempre appropriati, mancanza di approfondimento. Errori che valgono doppio in quanto possono produrre effetti devastanti sul piano delle illusioni e delle attese di tante persone malate che aspettano “la cura”.
Le pagine di medicina e salute sono tra le più lette e cliccate, a dimostrazione di quanto ciò che viene pubblicato sul giornale costituisca un punto di riferimento per le famiglie, una fonte generare false speranze e attirare i lettori-pazienti-familiari verso specialisti o studi medici poco qualificati per affrontare un determinato problema. Per tutti questi motivi (oltre che per “salvare” la mia poltrona) spero che il giornalismo scientifico scritto (e stampato) sopravviva alla crisi il più a lungo possibile. Per quanto riguarda i limiti e le regole che chi lo pratica dovrebbe imporsi, credo che bisognerebbe tenere a mente ogni volta che si comincia a riempire di contenuti una pagina bianca. Innanzitutto privilegiare le notizie che sono visione ai malati, dunque farmaci, cure e terapie che sono già disponibili o che sono di imminente arrivo. Secondo, non eccedere in informazioni che riguardano scoperte relative alla medicina di base, troppo lontane dal letto del paziente e in larga parte destinate a non concretizzarsi in una soluzione terapeutica, a meno che non si tratti di svolte vere e proprie. In altre parole, il nostro primo comandamento dovrebbe esser non illudere. Troppo spesso ce ne dimentichiamo.
 
Margherita De Bac, Giornalista scientifico, inviata del Corriere della Sera e autrice di volumi e blog sulle malattie rare
 
 
 
 
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